Il semovente d'artiglieria Semovente da 75/34 costruito sul telaio M42. La canna più lunga ne fece il cacciacarri italiano più efficace della sua epoca. Il modello in centesima risulta lungo circa cinque centimetri.
I dati corrispondenti non sono disponibili.
I semoventi italiani iniziarono con un obice corto di calibro 75 millimetri, che se la cavava bene con la fanteria ma contro la corazza dipendeva dal proietto a carica cava. Il Semovente da 75/34 eliminò questo punto debole. La canna si allungò tanto da superare la parte frontale dello scafo e il potere perforante prese una dimensione del tutto diversa. La bassa silhouette senza torretta restò intanto conservata, cosa che faceva del veicolo un bersaglio difficile da colpire in difesa.
La produzione partì soltanto nel 1943 e l'armistizio la colse in pieno svolgimento. La maggior parte dei veicoli realizzati finì perciò presso i reparti tedeschi, che li registrarono nel proprio inventario e li impiegarono in Italia e nei Balcani. È proprio là che divennero avversari temuti dei mezzi corazzati alleati, perché da una posizione ben scelta riuscivano a colpire prima che qualcuno li scoprisse.
Il pezzo finito misura circa cinquanta millimetri e nel suo aspetto domina la canna sporgente. Questa è allo stesso tempo il punto più vulnerabile, quindi conviene incollarla per ultima e trasportare il modello tenendolo per il telaio. Le superfici inclinate della camera di combattimento sono ideali per passaggi morbidi della mimetica, sia che scegliate l'esecuzione sabbia italiana sia il successivo grigio tedesco.
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