Piccola croce con targhetta iscritta per la scala 1:35, composta da due pezzi fusi in resina.
I dati corrispondenti non sono disponibili.
Le croci stavano ai crocevia, sui confini dei campi e agli ingressi dei paesi molto prima che di lì passasse la prima colonna. In una scena svolgono quindi un ruolo particolare: ricordano che il paesaggio viveva di vita propria e che la guerra vi è soltanto entrata. Un segno simile sullo sfondo trasforma la scena da campo di battaglia in luogo occupato.
Il set è discreto: due fusioni in resina. Un numero ridotto di pezzi non significa però un lavoro più facile. I bracci della croce sono tra le forme più sottili che si possano fondere e, spezzando il residuo di colata, il braccio si rompe prima del blocco. Il taglio va quindi fatto con un seghetto a dentatura fine, tenendo il pezzo per la parte più robusta e non per il braccio.
Una croce alta nella realtà due metri e mezzo misura in scala 1:35 circa settantuno millimetri, un pezzo sorprendentemente alto per un piccolo accessorio. Una targhetta iscritta larga venti centimetri ne fa un particolare largo poco meno di sei millimetri, e tuttavia in scala vi si distingue il profilo delle lettere.
Il metallo annerisce, il legno ingrigisce, la pietra si inverdisce di muschio: decidete prima di che cosa deve essere il segno e solo dopo prendete il colore. La base si incassa nel terreno, non si incolla in superficie: il piede deve sparire nell'erba o nella terra, altrimenti la croce sembra appoggiata su una tavoletta. Un'inclinazione di qualche grado fuori dalla verticale è per giunta un vantaggio, perché nessun segno simile è rimasto perfettamente dritto dopo decenni.
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