Otto tinte per i mezzi dei conflitti mediorientali dal 1967 a oggi. Colori acrilici pronti per l'aerografo, flaconi da 17 ml con contagocce.
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La sabbia, la polvere e il sole hanno fatto dei campi di battaglia mediorientali l'arena cromaticamente più peculiare della seconda metà del Novecento. Gli eserciti arabi ricevevano i mezzi dai depositi sovietici nella verniciatura verde di fabbrica e li riverniciavano in tonalità desertiche direttamente sul campo, mentre i reparti israeliani usavano un grigio più chiaro, che su un terreno sbiancato dal sole sparisce meglio del marrone. I veicoli presi in consegna, catturati e rimessi in servizio si mescolavano intanto fra loro, tanto che una sola foto di colonna può reggere parecchie tonalità.
Si tratta di colori acrilici destinati in primo luogo all'aerografo. La consistenza è regolata in modo che di solito basti agitare il flacone e spruzzare senza diluire, a una pressione di circa un'atmosfera. Il potere coprente cresce con il numero di mani, quindi meglio qualche passaggio leggero che uno denso. Vanno bene anche a pennello, ma sulle superfici più ampie conviene aggiungere una goccia di diluente e tirare in una sola direzione.
La mimetica desertica vive di irregolarità. Stendere il fondo più scuro, poi con la stessa tinta più un pizzico di avorio spruzzare il centro delle superfici ampie e gli spigoli superiori. Nasce così una differenza che, una volta asciutta, insieme alla polvere dà l'impressione di una vernice sbiadita. Il tappo contagocce permette del resto di dosare a gocce, così la proporzione della miscela si può ripetere anche a una settimana di distanza.
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