Modello del conduttore di flottiglia sovietico Tashkent in scala 1:700, nello stato del 1941. È un kit, non un modello finito.
I dati corrispondenti non sono disponibili.
Il Tashkent era l'unico del suo genere nella propria flotta. La marina sovietica lo classificava come conduttore di flottiglia, cioè come l'unità che doveva guidare l'intera squadriglia di cacciatorpediniere e tenerla unita. Lo scafo nacque in un cantiere italiano a Livorno e da lì viene anche la sagoma insolitamente slanciata, che tra compagni più tozzi gli donava. La verniciatura fuori dal comune, in un tono azzurro chiaro, gli valse poi il soprannome con cui è entrato nella storia più che con il proprio nome.
L'unità prestò servizio dal 1939 al 1942 nel Mar Nero e la fine della sua carriera fu fatta di corse veloci verso la costa assediata, dove portava rinforzi e da cui evacuava i feriti. Fu proprio la velocità a tenerla in vita più a lungo di quanto fosse abituale. La fine arrivò dall'alto: dopo un colpo pesante dell'aviazione tedesca fu rimorchiata in porto, dove un altro attacco aereo la finì. Il relitto fu poi demolito, quindi non ne resta altro che i piani e le fotografie.
L'articolo proviene da un editore ceco che si concentra sulle unità meno comuni e sulle fortificazioni, quindi è un soggetto che tra le proposte correnti dei grandi marchi non si trova.
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