Spolvero nero con un ampio intervallo di granello, da 0,1 a 2 mm. La parte fine e quella media in una sola confezione danno superfici scoriacee con una struttura irregolare.
I dati corrispondenti non sono disponibili.
L'interesse di questo grado sta nell'ampiezza dell'intervallo. Mentre le altre confezioni puntano su una fascia di dimensioni ristretta, qui in un unico contenitore si incontrano la polvere e i pezzi visibili. La superficie che ne risulta non è quindi né liscia né grossa, ma sinterizzata, esattamente come appare la scoria raffreddata, l'inerte bruciato sotto i cingoli o un'area di loppa dietro una tettoia d'officina.
I diorami industriali e del dopoguerra sono la prima scelta. Una strada di loppa, un mucchio presso un forno, l'area attorno a un'officina da campo, un frutteto incendiato: per tutto questo il materiale va meglio di un granello uniforme, perché un rifiuto reale non ha mai una dimensione calibrata. Il secondo impiego è vulcanico: un fianco coperto di materiale eruttato, dove la cenere minuta si alterna a frammenti più grandi.
Dal punto di vista del colore il materiale si accorda bene con i toni grigi e ferrosi, il che ne fa un fondo grato sotto un mezzo in disuso. Un po' di granello arancione o ocra versato nel nero suggerisce la corrosione, che nella superficie scoriacea si è insediata negli anni senza interventi dell'uomo. Prima di versare, meglio non agitare il contenitore: gli strati separati all'interno permettono di prelevare a parte i pezzi più grossi dall'alto e a parte la frazione fine dal fondo.
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