Pezzo fuso di un asino morto in scala 1:35, destinato a essere un elemento espressivo di un diorama di guerra.
I dati corrispondenti non sono disponibili.
La motorizzazione della seconda guerra mondiale è spesso sopravvalutata. I reparti da montagna, le batterie di artiglieria e le colonne di rifornimento nei Balcani, in Italia e sul fronte orientale continuarono ad appoggiarsi agli animali da tiro e da soma, perché verso molte postazioni semplicemente non portava alcuna strada per un camion. Dove c'erano gli animali, là dopo un'imboscata o un bombardamento restavano anche i loro corpi.
Un diorama funziona quando comunica qualcosa a chi guarda. Un animale caduto sul bordo della strada dice senza parole che cosa è accaduto lì poco prima, e lascia intanto alle figure principali un altro lavoro da fare. Proprio per questo motivi di questo genere compaiono nei lavori da concorso a tema Italia 1944, Creta 1941 o ritirata dal Caucaso.
Con un elemento simile si lavora con sobrietà. Rende meglio se in parte coperto, per esempio dietro un carro distrutto, in un fossato o sotto una striscia di telone, così che la scena resti un racconto e non scivoli in un effetto crudo a poco prezzo. Si completa bene con un carico rovesciato, con i finimenti strappati o con le tracce delle ruote nel fango.
Il pelo dell'asino è grigio-bruno con il ventre e il muso decisamente più chiari. Alla credibilità giovano una superficie del tutto opaca, una leggera pennellatura a secco nel senso del pelo e la polvere depositata sul lato superiore del corpo. Evitate la lucentezza, che del pezzo fuso farebbe subito un giocattolo di plastica, e aggiungete piuttosto terra nel punto di contatto con il suolo. Zoccoli e denti scoperti tengono un tono d'osso, non il bianco puro.
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