Un sottomarino non si costruisce come una nave di superficie. Lo scafo è un lungo solido di rotazione e tutto ruota attorno a una sola operazione: l’unione delle due metà. La linea di giunzione corre per l’intera lunghezza, su una superficie liscia si vede al primo sguardo e rimediare dopo significa ristuccare e rilevigare da capo.
In compenso le sovrastrutture e i pezzi minuti sono molto meno numerosi che su un incrociatore, quindi il montaggio avanza in fretta. Il lavoro vero si sposta dove su un battello si vede di più: la pelle dello scafo. Vernice che si solleva, incrostazioni biologiche sotto la linea di galleggiamento, colature di ruggine attorno ai portelli. Sono questi dettagli a trasformare un cilindro grigio in un mezzo credibile.
Per i sottomarini le scale più pratiche sono 1/350 e 1/400: lunghezza ragionevole e possibilità di allineare i battelli accanto alle unità di superficie nella stessa scala. La 1/700 è la scelta più compatta, quella con cui si completa una squadra navale.
In 1/200, 1/144 e 1/72 trovano spazio chiodature, portelli e la struttura del fasciame. La 1/48 ospita un battello oceanico di dimensioni notevoli, mentre in 1/35 dominano i mezzi d’assalto e i siluri, con l’interno alla portata del pennello. Tieni conto della lunghezza: uno scafo lungo vuole spazio e un appoggio che lo sostenga in più punti.
Incolla le due metà in una sola volta e per tutta la lunghezza, non a tratti, altrimenti la giunzione si apre. Prima di incollare verifica che le sezioni combacino davvero: i pezzi lunghi arrivano spesso svergolati e vanno raddrizzati a mano.
Se è il tuo primo battello, parti dalla 1/350: lo scafo corto si chiude senza drammi e imparerai a lavorare la superficie prima di affrontare una scala grande, dove ogni errore diventa quattro volte più evidente.